martedì, 15 aprile 2008
Mi prendo settanta righe per commentare il risultato elettorale in Italia. Non trecento: settanta. Che e' piu' o meno lo spazio concesso sui giornali. E che il lettore tollera senza che venga percepito come uno stupro alla dignita' intellettuale. So che sul mio blog si parla piu' che altro di faccende britanniche ma e' anche vero che sto blog, causa vita vissuta dall'autore, s'e' un po' arenato sulle spiagge dell'apatia. E poi il blog e' mio: e almeno qui, faccio un po' come cavolo mi pare. Dunque, la storia comincio'...
Berlusconi e noi, noi e Berlusconi. Laddove noi siamo quelli che non si riconoscono in lui, nel modello che ha propinato e che continua a propinare agli italiani, e non vi si riconosceranno mai. Con Berlusconi, invece, intendiamo il Berlusoni uno e trino: quello che e' caduto e per tre volte s'e' rialzato ed e' tornato a palazzo con il vento in poppa, forte, anche questa terza volta, di un mandato popolare che fa saltare gli argini. E la mente vacilla.
Sono sballottato e confuso, lo ammetto. Perche' oscillo tra una sensazione di sollievo e una pena infinita. Forse, rispetto alle elezioni del 2001, la vittoria berlusconiana di oggi mi trova un uomo piu' vicino a trenta che ai venti, che lavora, scarica la frutta nel verziere e si mantiene, ne ha viste molte di piu' e sopratutto ne ha sentite dire parecchie, scrive sui giornali e ha meno tempo per leggerli.
Insomma: il lavoro ci rende piu' conservatori e l'eta' piu' cinici. Non riesco a reagire con lo sdegno di un tempo. Mi sento stanco di essere diverso - lo volete tanto tanto? Mi fa schifo, mi adeguo e mi disinteresso. Pero'.
Il dato politico: la Pdl e' il primo partito, non avrebbe neanche bisogno della Lega per governare, ma visto il patto elettorale firmato ora Berlusconi dovra' pagare pegno, consegnando a Bossi una forte ipoteca sul governo. Cosi' sulla carta. I due nuovi partiti Pdl e PD - pur con le dovute differenze, uno esiste e l'altro no - avanzano entrambi. Nel 2006 la somma di FI e AN, al Senato, dava 36,5%, e alla Camera 36%. Oggi la Pdl va al 38,1% a palazzo Madama e al 37,3% a Montecitorio. Il Pd, rispetto alla somma DS e Margherita, va alla grande: 33,6% confronto al 28,2 del 2006 per quanto riguarda il Senato e 33,1% alla Camera - rispetto al 31,2% del 2006.
Dunque: la Seconda Repubblica e' morta. La degenerazione vetero-proporzionale imposta da Berlusconi secondo la formula del golpe morbido e' stata spazzata via dagli elettori imponendo, sostanzialmente, un assetto bipartitico. Ma i giocatori sono sempre gli stessi, a destra come in parte a sinistra, e nello sconcerto generale Berlusconi si avvantaggia, parla di piu' a quella parte di Italia che si sente abbandonata dalla politica e che ora la rifiuta. E' un paradosso, ma sono le magie del populismo: il politico propone progetti, il populista espedienti concreti. Nella disillusione, il cittadino punta al sodo.
E ora l'analisi. Il 15ennio che va sotto il nome di Seconda Repubblica e' stato speso dalla politica cercando di espellere dalla politica stessa l'anomalia berlusconiana, che si e' imposta proprio in seguito al collasso del vecchio ordine. Nell'esplosione del fenomeno della globalizzazione l'Italia e' rimasta al palo, ingovernata, a contemplare gli alluci della popria arretratezza economico-istituzionale. Divorata dall'asse "Berlusconi-anti-Berlusconi" non si e' rinnovata ed e' rimasta, sotto quasi tutti i punti di vista, quella del biennio 1994-1996, l'anno delle riforme targate Amato-Dini-Prodi.
Ma per fare un delitto ci vuole vittima e carnefice, concusso e concussore. Bisogna essere in due. Berlusconi e' esploso sulla scena Italiana con la forza di una bomba H e pur di restarci e' stato disposto a scardinare qualunque regola democratica, equilibrio istituzionale, a spostare il limite del giusto e dello sbagliato, del possibile e del tabu' sino allo sfascio dei valori di sobrieta', contegno, onesta' e dignita' propria delle istituzioni democratiche occidentali e non.
Il cambio di passo ha scombussolato il passo di tutti. E ora, il fatto che, ad esempio, il comandante Speciale, quello che con i soldi di tutti si faceva portare le spigole in montagna, sia stato eletto dalla PdL alla Camera non indignera' piu' di tanto. Indigna solo noi, quelli di la', che non sono maggioranza.
Ho una speranza. Un neonato partito social-democratico che spero possa andare presto al governo senza portare sulle spalle la croce del passato comunista e un Berlusconi-illuminato che la forza dei numeri suoi, senza la Lega, e la forza dell'opposizione, senza i 'massimalisti', porti a piu' miti consigli. La storia dell'Italia insegna: lunghi sonni e rapide evoluzioni. Questa volta ha perso chi pensava che dire sempre no fosse il modo giusto di servire il Paese.
Le pene dell'Italia della Seconda Repubblica dipendono dal fatto che non si sono fatte delle scelte, non da scelte sbagliate. E' il momento di scegliere, i numeri ci sono. L'Italia ha paura, e il voto alla Lega lo conferma, checche' ne dicano i leghisti, che hanno capitalizzato sulle paure della globalizzazione mal-governata.
E' il momento di governare con responsabilita'. Berlusconi e Veltroni hanno questa possibilita'. Io avrei preferito Veltroni, ma il resto degli italiani che non la pensa come me ha deciso diversamente. Bene. Se Berlusconi sprechera' anche questa occasione se ne assumera' le conseguenze in faccia alla storia. E con lui chi l'ha sostenuto non per speranza ma per malizia: un conto e' sperare, un conto e' delinquere. E io ho la coscienza pulita.
domenica, 30 marzo 2008
Sono stato un po' vacante.
Ritorno con uno spunto di riflessione.
«Siamo disponibili - dice Berlusconi - ad assicurare la partecipazione attiva alla vita politica ed economica. Prossimamente, con il mio nuovo Governo ci sarà la discussione sulla concessione del voto amministrativo ai cittadini stranieri. Vedremo come fare per stabilire i criteri».
Secca la replica di Calderoli: «Una stramberia», liquida il vicepresidente del Senato aggiungendo che «per quanto riguarda la Lega questa discussione sul voto agli immigrati si è aperta, ma si è anche già chiusa». L’esponente del Carroccio ricorda a Berlusconi che «abbiamo fatto un patto su quello che è il contenuto del programma e delle stramberie come il voto agli immigrati non c’è traccia»
Vedere bene che Berlusconi parla di stranieri, e Calderoli d'immigrati. Grazie al cielo nessuno dei due ha compiuto l'errore di chiamarli extracomunitari. Infatti, da noi manco i comunitari godono di questo diritto.
A Londra, invece, visto che pago le tasse e faccio parte a pieno titolo della comunità locale, ho già ricevuto la mia cartolina e il primo maggio mi recherò a votare per la comunali di Londra - Ken Livingstone for ever, visto che il candidato dei Tory sembra una specie di cantante pop anni Ottanta a cui la carriera è andata malissimo.
È una questione di civilità e di democrazia, perché no.
La città e fatta da chi la vive, non serve tirare in ballo la cittadinanza.
domenica, 27 gennaio 2008
«Berlusconi will propose a very simple, very pragmatic and very British eight-to-ten-point plan, similar in style to Tony Blair, whose achievements Berlusconi really admires and with whom he always had an excellent relationship» his spokesman, Paolo Bonaiuti, told The Observer.
«We will go ahead in the British way, calmly, with possible requests for co-operation with the opposition on some difficult issues», he said.
Peccato che Bossi vuole la rivolta armata in caso non si vada alle elezioni.
E smettiamola di pensare - e di dire - che tanto la Lega è la Lega, che non contano poi tanto, e che, va beh, sono fatti così. Questi sono stati al governo per 5 anni, avevano dei ministeri, hanno fatto il bello e il cattivo tempo e "se non si vota andiamo alle armi?".
Ma che ve lo dico a fare.
Sfondo una porta aperta.
È che ha paura che sia più che altro la democrazia, qua, ad essersi sfondata.
sabato, 12 gennaio 2008
Prendo le mosse da una conversazione che abbiamo avuto l'altro giorno in redazione per affrontare un tema che mi sta molto a cuore: la morte del mito americano e la scomparsa di esempi altrimenti edificanti.
Non v'è dubbio, mi pare, che il fascino del sogno americano sia ormai sepolto. Il circo delle primarie, per quanto sempre avvincente poiché vere e non surrettizie come capita alle nostre latitudini, non basta a resuscitare il cadavere - se non con operazioni mediatiche alla Frankenstein, con risultati peraltro analoghi a quelli descritti nel libro di Mary Shelley.
La mia generazione, per larga parte, è forse l'ultima ad aver vissuto una debole luna di miele con il mondo nuovo - ma in maniera precotta. I telefilm servitici dalle televisioni del Cavaliere, palinsesto del mattino, hanno formato parte del nostro immaginario collettivo, questo sì. Per tutti gli anni Novanta, anche e sopratutto grazie alla presidenza di Clinton, gli Stati Uniti hanno conservato una certa influenza su noi abitanti della nuova Europa, senza mai però raggiungere l'idolatria, il modello a cui aspirare.
New York era certamente un'esperienza forte con cui confrontarsi, la New Economy una bella avventura da vivere attraverso l'internet che esplodeva, il mondiale del '94 un'emozione su cui piangere, il basket dell'NBA uno sport a cui guardare quando non se ne poteva più del calcio in televisione.
Detto questo, nessuno di noi è mai stato un figlio del mito americano - non, almeno, come i ragazzi del dopo-guerra, cresciuti a gommina e rock and roll, quelli degli anni 60-70, a rivoluzione beat e contestazione del Vietnam. Seppur criticamente, l'America - dai quarantenni e cinquantenni di oggi - è stata vissuta ancora intensamente. Ma se mi permettete, per la generazione Muro di Berlino, l'evento significante risiedeva più nell'Interrail che nel coast-to-coast, nell'Erasmus più che nel semestre newyorkese, in Jack Frusciante è uscito dal gruppo più che nel Giovane Holden - sic!. Non l'abbiamo odiata, l'America, ma neppure amata con intensità.
Poi è arrivato Bush, le Torri e tutto il resto è storia, direi.
Purtroppo, nel contempo, il sogno europeo sembra essersi sfaldato contro l'aumento dei prezzi inopinatamente attribuito all'euro, alla PAC europea e alla mancata costituzione; Blair, l'uomo nuovo della sinistra europea si è rivelato essere l'anti-Cristo e dopo averci lasciato orfani si è dato al business post Downing Street - vedi caso JP Morgan - diventando il primo ex-premier laburista nella storia a strizzare l'occhio al mondo degli affari.
La Gran Bretagna, insomma, per quanto eserciti un certo fascino 'old school' non è certo riuscita a colmare il vuoto lasciato dall'America, anche perché con gli Stati Uniti è andata e va sempre a braccetto.
Quindi siamo una generazione orfana di miti, di modelli a cui aspirare. Un fatto assolutamente grave, considerando il provincialismo di noi italiani, che dobbiamo sempre dare un occhio al vicino di banco, prima di rispondere alla domanda - anche se abbiamo studiato.
Morta l'America, cui onestamente sarebbe il caso di smettere di additare come modello, e morta l'Europa, nei cui confronti forse sarebbe il caso di dimostrarsi un poco più riconoscenti, non ci rimane che guardare noi stessi. E vediamo allora i fatui amorazzi per il caudillo di turno, per lo stato sud americano che fa tanto folklore, per quello africano che fa tanta pena. Ma è amarcord, a ben vedere. Bulimia da icona.
Siamo soli, amici miei.
Morti gli immortali, caduti i miti, sdoganati i nemici, abbiamo finalmente scoperto che Santa Claus non esiste, i buoni non erano poi cosi' buoni, i cattivi forse hanno anche le loro ragioni, al di là del contrasto comunismo-capitalismo c'è un nuovo mondo da inventare.
E la benzina costa carissima.
lunedì, 10 dicembre 2007
«L'attenzione, comune tra i partiti di tutto lo schacchiere politico, sul "pericolo" che Berlusconi rappresenta per molti di loro ha aiutato a spingere il dibattito su questioni sostanziali ancora più ai margini della campagna elettorale del solito».
«In televisione, la discussione animata dai vari rappresentanti dei partiti - che dominano il palinsesto serale - raramente va oltre le dichiarazioni generiche, e la politica estera è periferica in ogni dibattito».
«Nonostante il declino dell'importanza delle ideologie nella politica post-guerra fredda, questa campagna elettorale vede i partiti usare vecchie etichette per bollare gli avversari nonché loro stessi, con la destra che mette in guardia dalle vecchie abitudini del comunismo e il centro e la sinistra che chiamano all'opposizione contro un ritorno del Fascismo».
«Poiché molti elettori hanno problemi a capire quali sono i nuovi partiti, gli argomenti e le regole della legge elettorale, molti potrebbero fare affidamento sulle vecchie etichette al momento del voto - e il centro potrebbe beneficiarne».
«[...] una serie di ben radicate figure politiche, tra cui l'ex premier Giuliano Amato [...], chiedono la formazione di un governo istituzionale dopo le elezioni. Poiché fanno parte di schieramenti politici che usciranno quasi certamente sconfitti dalle elezioni, stanno proponendo una formula che salvaguarderebbe al meglio i loro interessi e che darebbe loro la possibilità di fare parte del governo».
[...]
«I litigi interni - specialmente riguardo al ruolo della neo-fascista Alleanza Nazionale - probabilmente impediranno alla destra di formare un governo. Scontri personali tra Berlusconi, il leader della Lega Nord Umberto Bossi, e il neo-fascista Massimo Fini complicheranno di certo la situazione».
Suona familiare? Non è una cronaca delle prossime elezioni politiche ricevuta da una fonte che vive nel futuro e nemmeno un corsivo di una oscura rivista "rossa" diretta da un ex spia del KGB e funzionario dell'ex PC. Bensì un report confidenziale della CIA - Central Intelligence Agency. Il documento è stato ottenuto grazie ad una richiesta sotto il FOIA - Freedom of Information Act. È datato 19 marzo 1994.
14 anni dopo, siamo sostanzialmente allo stesso punto - cambiano alcuni dettagli, ma l'analisi di fondo resta valida. Peccato che, in ordine sparso, la Cina è entrata nel WTO, l'Asia è il centro produttivo del mondo, l'Euro è diventata la moneta comune dell'Europa - che nel mentre è passata a 27 membri - il prezzo del petrolio è schizzato nell'iperuranio, il riscaldamento globale è un fatto dato per scontato dalla scienza, l'ingegneria genetica ha fatto passi da gigante, il modello energetico centralizzato e piramidale è sull'orlo dell'oblio, internet ha modificato irrimediabilmente il modo di fare informazione e di accedere allo scibile umano.
Veltroni ha tutto il mio incoraggiamento, ma è un tantino in ritardo - per l'appunto, 14 anni. Vogliamo dar loro una mano, e smetterla di votare il partito della zuzzuca?
NB: Il docmuento integrale è scaricabile nella sezione multimendia di questo blog.
giovedì, 29 novembre 2007
Dunque, questo post sarà piuttosto lungo, vi avverto.
Il tema è spinoso, la mia sorpresa grande.
Finalmente i giornali italiani, attraverso i loro portali on-line, hanno deciso, timidamente, di dare la parola ai loro lettori. Era ora. Da qualche tempo, si può infatti 'commentare' le notizie. Non tutte certo, alcune. Il criterio è misterioso, ma io ho una teoria: limitare gli insulti. Ora, il giornalista italiano, come il giornalismo tutto, del resto, vive in una torre d'avorio. La plebe non lo tocca e non lo sfiora. Quindi, figuriamoci se un editoriale di Sergio Romano&company può subire l'onta di un "non sono d'accordo", "guardi, qui dice una fesseria", "per me lei sbaglia". In Gran Bretagna, al contrario, ogni articolo o commento - anche quelli delle grandi firme - è sempre commentabile. E i lettori, di conseguenza, commentano. Un semplice esercizio di stile, dico io, e perché no, anche di democrazia. Senza contare che per aggiungere il proprio post non si deve digitare il proprio codice fiscale - ci arriveremo - o accettare che i miei dati - nome cognome indirizzo di posta elettronica - vengano venduti a terzi - come fa il Corriere della Sera, vergogna! In questo rispetto, il migliore di tutti è La Stampa - e da mo'. Giornale che invito tutti i miei amici e lettori a seguire spesso.
Detto questo.
Tre lustri di democrazia alla Berlusconi hanno lasciato proprio il segno. Gli italiani, hanno confuso la notizia o il corsivo "commentabile" con un forum. E, cosa più grave, non sanno argomentare senza infilare un dito nell'occhio del vicino.
Allora. Sarebbe carino, oltre che normale, che le opinioni fossero riferite alla notizia in questione; che fossero funzionali e pertinenti alla notizia in questione; che esprimessero un punto di vista da aggiungere al discorso, inteso alla maniera di Saussure.
Invece. Normalmente solo il primo post è pertinente. Quindi già si sbraga. Ecco il "maledetti313" di turno che si scaglia subito contro l'opinione del primo commentatore. E scatta la rissa. L'argomento della notiza è spesso dimenticato, e chi si ricorda che infondo è il giornalista stesso ad aver invitato alla discussione, ricambia pan per focaccia facendo a pezzi i punti trattati nell'articolo. E molto spesso dando sfogo ai più bassi luoghi comuni, accusando di disinformazione chi almeno tre dati corretti li ha messi coerentemente nero su bianco. Ora, sulla "correttezza" dei dati si può discutere. Ma se il tono della conversazione è "non dire cazzate, pirla", non ci siamo.
Un esempio spettacolare - anche se non si tratta di una testata giornalistica - è il blog di Paolo Gentiloni, ministro per la Comunicazione. Ora, visto i tempi, è chiaro che un politico, quando si mette on line, un bel po' di vaffa li deve mettere in conto. Ma qui siamo al delirio. Ci ho fatto un giro per vedere se il ministro aveva postato qualcosa sullo scandalo della Rai. Lo ha fatto, riuscendo a non dire nulla. E infatti, il primo post, giustamente lo accusava di usare il "politichese". Ma poi il diluvio. C'è persino chi ha postato dei brani che non c'entrano nulla con le comunicazioni sostenendo di aver inventato un sistema per produrre non so cosa a basso costo ma di essere stato rovinato dalle solite logge massoniche!
Riassumendo: il giornalismo italiano è ben lontano dall'essere critico e innovativo, verissimo. Il rapporto media-potere è spesso insalubre, corretto. I politici hanno negato la verità talmente tante volte che al popolo non resta che fargli un pernacchia. Però attenzione. Se l'andazzo è questo - fatevi un giro non dico sui blog, ma sui principali giornali italiani - allora la colpa è anche nostra, dei cittadini-lettori-elettori. Se la capacità argomentativa oramai s'è ridotta a "cazzo, culo, pirla, allora sai che c'è? Ma vafanculo", è molto difficile urlare alla democrazia partecipativa. E forse ha ragione Prodi quando dice che la società civile - incivile? - non è meglio dei politici che la rappresentano.
Io sono assolutamente convinto che l'abbruttimento che ci sta falciando è - anche - una conseguenza di 20 anni di televisione commerciale e 15 anni di politica di "cazzo duro", balle, e sparalagrossismo. La rivoluzione deve partire dal basso e dalla rete? Per me va bene. Ma è una risata che li seppellirà, non una scorreggia.
sabato, 20 ottobre 2007
Come si vede male l'Italia da qui.
Un po' sbiadita, su tutte le pagine dei giornali solo per ristoranti in Toscana e malaffari a Roma. E in tanto il mondo gira e cambia, sembre più frenetico, e noi freneticamente aggrappati per cercar di non cambiare. Il che non significa che il progresso sia automaticamente nel giusto per una sorta di diritto divino. Ma è mettersi in gioco che conta, non restare in panchina. Ho avuto un piccolo fremito durante i giorni delle primarie del partito democratico... poi ho saputo che Berlusconi si è comprato 15 senatori dell'Unione riempiendoli di soldi e che quindi la maggioranza non c'è più. Ora, in un certo senso non c'è mai stata. Ma caro Berlusca, non nel senso che intendi tu. Questo governo, pur zoppo, imbambolato, grottesco, a volte anche fastidioso, ha comunque ottenuto più risultati di 5 anni di governo del centro-destra - e ha combinato molti meno danni. E questa non è un punto di vista. È la semplice verità. Tutto il resto, come direbbe Califano, è noia - e disinformazione.
Ma il governo cadrà. Gli impiegati si rivoteranno Berlusconi accecati dalle tette delle veline e imbizzarriti dalla crisi della politica. O forse no. Forse qualcuno assalterà il palazzo, e divorandosi le carni di una classe dirigente forse peggiore del popolo che la elegge, metterà sullo sgabellone un altro Savonarola, forse un pelo più istruito del nano malefico e forse persino peggiore. Perchè in Italia, al peggio, quello sì, non c'è mai fine.
Abbiamo barattato la dignità con quattro denari garantiti dall'oblio.
Ah, che pazienza ci vuole....
venerdì, 21 settembre 2007
Dunque, sto smettendo di fumare (bum).
E quindi, in preda a una crisi pomeridiana post-caffé salva lucidità, faccio quello che generazioni di tabagisti smettenti e non fanno da sempre: cerco una sigaretta nei meandri della casa. Ricordo un pacchetto là, forse ho lasciato una sigaretta qua... fino all'ultima spiaggia. L'armadio. Ora, non dico che non capiti, ma capita di rado. Il pacchetto mezzo pieno nella tasca del cappotto. Bene. Io ci ho trovato, proprio oggi, mezzo di Lucky Strike - ma perché poi, che fumo Marlboro Light? - un accenndino e 5£. Come dire, no ragazzo no. E allora, questo è un atto del signore, direte voi. Ma perché il signore è un bastardo, mi chiedo io.
giovedì, 20 settembre 2007
Lo sapevate che in Burma sta succedendo un casino di pazzi?
Bene. Se la risposta è sì, forse non sapete però che tutto ciò avviene grazie alle nuove tecnologie, al citizen journalism e agli immancabili blogger che riescono a fare informazione. A ben vedere può anche essere una risposta al precedente post, in cui mi lamentavo perché a volte non so che cacchio scrivere. Abbiate pazienza, le giornate no capitano a tutti.
Se volete saperne di più,
qui c'è un ottimo articolo. È in inglese.
martedì, 18 settembre 2007
A volte penso che chi tiene un blog non è fino in fondo soddisfatto della sua vita. Voglio dire: arrivi a casa, ti cucini qualcosa - se non sei troppo stanco, se no succhi un surgelato - fai due chiacchiere con i tuoi coinquilini o altrimenti ti spegni davanti al televisore. E va bene, la vita non può sempre essere caviale e champagne. Chi, come me, ama scrivere, magari si mette a rivedere le ultime pagine, gironzola intorno a qualche nuova idea. Insomma, vola disinvolto. Ma poi c'è anche la morosa, il cinema, gli amici, le ricerche per gli articoli, qualche sana bevuta, i libri, la musica, la doccia lunga, fare la spesa, farsi la barba.
Dunque, non si vive per postare.
Ma poi forse è colpa mia, che scrivo tutto il giorno, e quando stacco spengo il computer e chi si è visto si è visto. Vorrei raccontarvi di più la Londra che vivo, ma poi è anche vero che per giorni e giorni non faccio altro che svegliarmi, lavorare, prendere il bus, scendere dal bus, e allora potrei anche essere a Rho che le cose non sarebbero poi così diverse. E' un po' triste, ma a volta la vita sta tutta qua.
E allora?
Ma che ne so, tutto meglio che la play station.
Bloggando s'impara.